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domenica 30 ottobre 2011

La scommessa di Pascal e l'esistenza di Dio

Il grande matematico e fisico francese Pascal sosteneva che, per quanto possa essere grande la probabilità che Dio non esista, ancor più grande sarebbe la perdita se si scommettesse che non esiste e si sbagliasse. In altre parole, è meglio credere, perchè se si crede e risulta che Dio esiste, si guadagna la beatitudine eterna, mentre se Dio non esiste non si perde nulla.
All’apparenza, dunque, la decisione sembra ovvia: conviene credere.

C’è però qualcosa che stona. Non penso si possa decidere di credere per opportunità politica, o per lo meno, non si può ridurre la fede ad un atto della volontà. Infatti, se un lato posso decidere di andare in chiesa e recitare il Padre Nostro o partecipare all’eucarestia, d’altro canto nulla di tutto ciò può indurmi a credere se non credo.

In altre parole, la scommessa di Pascal può essere un argomento valido solo per chi “finge” di credere in Dio (e si spera che Dio non sia onniscente altrimenti capirebbe l’inganno), e fonda pertanto la sua scommessa su questa finzione. (Chi crede davvero non ha infatti bisogno di scommettere niente).

Ma poi, perchè si è soliti pensare che la cosa migliore da fare per compiacere Dio sia credere in lui?? Cosa c’è di speciale nel credere??
Non è altrettanto probabile che Dio ricompensi la bontà, la generosità, l’umiltà o la sincerità??

Voi scommettereste che Dio preferisca una fede disonestamente simulata ad un sincero scetticismo??

Ma c’è dell’altro. Supponiamo che il dio che ci troviamo di fronte dopo la morte sia Zeus: non avrebbe fatto meglio Pascal a non scommettere su nessun dio anzichè sul dio sbagliato?? Infatti è palese che il gran numero di dei presenti in letteratura sia un vizio di fondo alla scommessa di Pascal.

A voi la riflessione…

2 commenti:

pioggiasugliocchi ha detto...

la scommessa di Pascal... credo sia l'argomento di filosofia che più ha messo in crisi la mia fede, anzicchè fortificarla...
premessa : io credo.
sviluppo : questa cosa della scommessa e dei calcoli matematici e logici mi ha sempre messo in crisi, non perchè non sia razionale di mio, ma perchè reputo razionalmente irrazionale sottoporre ad analisi logica qualcosa che è altamente illogico...
c'ho messo un po' allora a sviluppare la tesi che mi porta adesso a sostenere che è praticamente inutile analizzare razionalmente l'argomento fede, credo, Dio...
ed è inutile perchè innanzitutto è un modo personale di vivere, e poi perchè non ricordo bene chi me lo disse (forse citando qualcun'altro) "la fede è un movimento dell'anima"...
c'è chi crede in Dio chi no, c'è chi crede nel mio Dio chi nel Dio dei musulmani... che poi perchè non iniziare a sostenere che Dio sia unico e che le religioni siano semplicemente un modo diverso di vivere la fede in Lui...????(mah...altro problema...)
comunque.... il commento non è affatto una critica (meglio mettersi al sicuro, non si sa mai...) ma sempplicemente la risposta al tuo invito a riflettere....;)
tieni botta

francesco ha detto...

quella di Pascal mi sembra più un giochetto che una vera e propria considerazione filosofico - religiosa nella sua concezione più profonda....

Siete in